La Giornata mondiale per la tutela della natura selvatica si celebra il 3 marzo di ogni anno ed è stata istituita per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla conservazione della fauna e della flora selvatiche.
La natura selvatica, ovvero l’insieme degli ecosistemi, delle specie animali e vegetali che vivono liberi e non domestici, è di fondamentale importanza per la sopravvivenza del pianeta e della nostra stessa specie. La conservazione della natura selvatica è essenziale per garantire la biodiversità, l’equilibrio ecologico, la salvaguardia delle risorse naturali e la preservazione del nostro patrimonio culturale e storico.
La Giornata mondiale per la tutela della natura selvatica è quindi un’occasione per promuovere l’importanza della conservazione della natura selvatica e per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi ambientali che minacciano la sopravvivenza degli ecosistemi naturali, come il cambiamento climatico, la perdita di habitat, la distruzione degli ecosistemi e la caccia illegale. Inoltre, la Giornata mondiale per la tutela della natura selvatica vuole anche promuovere la responsabilità individuale nell’adozione di comportamenti ecologici e sostenibili per contribuire alla conservazione della natura selvatica e alla salvaguardia del Pianeta.
Il tartufo ha alti standard di biodiversità, e costringe così l’uomo a salvaguardare l’ambiente
L’interesse dell’uomo per il tartufo può essere sostenibile per l’habitat solo se viene gestito in modo responsabile e sostenibile. Il tartufo è un fungo che cresce naturalmente sotto terra e la sua raccolta può essere molto redditizia per i cercatori di tartufi e le comunità locali che dipendono dal turismo legato alla raccolta del tartufo.
Tuttavia, la raccolta eccessiva e non sostenibile dei tartufi può avere effetti negativi sull’habitat naturale e sulla sopravvivenza delle specie che dipendono dalla presenza del tartufo. Ad esempio, la rimozione eccessiva del terreno circostante alla radice del tartufo può danneggiare le radici degli alberi e delle piante che ospitano il fungo ipogeo, e quindi compromettere la loro capacità di sopravvivenza e di svolgere le loro funzioni ecologiche.
Inoltre, la raccolta del tartufo può essere fonte di conflitti tra i cercatori, e può incoraggiare pratiche illegali, come la raccolta in aree protette o la vendita di tartufi falsi o di provenienza illegale.
Per garantire la sostenibilità dell’interesse dell’uomo per il tartufo, è importante che la raccolta venga gestita in modo responsabile, rispettando le leggi e le norme locali, e promuovendo la conservazione degli habitat naturali e la salvaguardia della biodiversità. Inoltre, è importante incoraggiare la ricerca scientifica sulla biologia e l’ecologia del tartufo, al fine di comprendere meglio le sue interazioni con l’ambiente naturale e di sviluppare pratiche di raccolta sostenibili.
In qualsiasi operazione di agricoltura o produzione di beni quotidiani, per quanto si cerchi di limitare i danni si lascia un’impronta negativa sulla natura.
L’intero sistema di raccolta dei tartufi che molti ignorano, coloro che non conoscono l’intero processo biologico ed ecosistema dei tartufi, è l’interesse dell’uomo per i tartufi e il suo compimento sostenibili che gli da un valore aggiunto non indifferente per il fatto che questo magico, capriccioso fungo ipogeo cambia le carte in tavola: l’ecosistema in cui si sviluppa richiede standard di biodiversità molto elevati; l’uomo è costretto non solo a mantenere l’ambiente com’è, ma a salvaguardarlo.
Ecco quindi che ci si attiva su di un piano ambientalistico per creare nuove riserve, nuovi habitat adatti alla sua crescita. E sebbene il fine sia puramente economico, il mezzo fa proprio al caso nostro.
Il tartufo non è in grado di autosostenersi ma vive in simbiosi con un albero, un cespuglio o una pianta erbacea, con cui costituisce una “simbiosi micorrizica”. Come avviene questa simbiosi? Le micorrize, strutture Tuboliformi formate da elementi primari chiamati ife, si insinuano negli strati superficiali delle radici della pianta per prelevare acqua, sali minerali e gli altri componenti della linfa. In presenza di determinati condizioni l’insieme delle ife (ossia il micelio), costituisce il corpo fruttifero che noi chiamiamo tartufo. Vedi l’articolo per la completa spiegazione.
L’habitat del tartufo
Ogni specie di tartufo ha delle esigenze precise riguardo al suolo.
Un fattore che accomuna però ogni terreno portato alla nascita dei tartufi è la presenza di calcio in abbondanza.
Il tartufo è un fungo che cresce naturalmente sotto terra, in simbiosi con le radici di alcune specie di alberi, principalmente querce e noccioli. Per questo motivo, l’habitat adatto alla crescita del tartufo è costituito da aree boschive con alberi di queste specie.
Si sviluppa meglio in terreni calcarei, ben drenati e con un pH leggermente alcalino. Il clima ideale per la crescita del tartufo è caratterizzato da estati calde e secche e inverni freschi e umidi.
Inoltre, la presenza del tartufo dipende dalla presenza di micorrize, ovvero dalla simbiosi tra le radici dell’albero e i microrganismi del suolo. Questo significa che l’habitat adatto alla crescita del tartufo deve essere caratterizzato da un suolo ricco di nutrienti e microrganismi benefici per la crescita dell’albero.
La presenza del tartufo dipende anche dalla qualità dell’habitat naturale e dall’equilibrio ecologico dell’area. La distruzione dell’habitat naturale, l’inquinamento e la perdita di biodiversità possono influire negativamente sulla presenza del tartufo e delle altre specie che dipendono da esso.
In sintesi, l’habitat adatto alla crescita del tartufo è costituito da aree boschive con alberi di querce e noccioli, in terreni calcarei, ben drenati e con un pH leggermente alcalino. L’equilibrio ecologico dell’area e la presenza di micorrize sono anche fattori importanti per la presenza del tartufo.
Ma questo particolare fungo è imprevedibile: può nascere ovunque si trovi l’apparato radicale di un albero ad esso congeniale, anche in una vigna, dove un palo di salice o di quercia abbia attecchito grazie alle risorse infinite della natura.
L’uomo non crea una tartufaia, si limita a mettere insieme i giusti presupposti per il suo sviluppo
Il tartufo bianco
Questa varietà è sicuramente la più difficile e esigente.
Non per altro il suo prezzo supera notevolmente quello di qualsiasi altra, e la sua fama ha conquistato il mondo e attrae visitatori da ogni parte del mondo.
Per il suo sviluppo il terreno deve essere limoso, relativamente fertile, e con un bilancio corretto tra argilla e sabbia. Ha pure importanza l’altitudine: è molto raro oltre i 600-700 metri.
I migliori habitat sono i boschi di invasione, zone precedentemente coltivate lasciate a loro stesse, che non abbiano però ancora raggiunto il grado di riempimento totale degli spazi.
Gli indizi da cercare sono piante di nocciole, pioppi, querce, che però non appaiano troppo “pettinate”.
Il tartufo nero
A differenza del tartufo bianco, quello nero si adatta a zone diverse, purché ricche di calcio come abbiamo già detto.
Predilige terreni poveri, ricchi di scheletro (ghiaia e ciottoli), ma anche nei terreni del bianco cresce senza difficoltà.
Il tartufo nero estivo, chiamato anche lo Scorzone, è altrettanto versatile. Non ama tuttavia il bosco fitto e ombroso, e si lega bene ad alberi isolati o lungo i corsi d’acqua.
Le piante simbiotiche del tartufo
Esistono diverse specie di piante con cui il tartufo può entrare in simbiosi. Quelle presenti nella vegetazione della nostra penisola Italiana sono le seguenti:
Albero | Foglia | |
---|---|---|
Pioppo | ![]() |
|
Quercia | ![]() |
|
Tiglio | ![]() |
|
Salice | ![]() |
|
Nocciolo selvatico | ![]() |
|
Sambuco | ![]() |
|
Leccio | ![]() |
|
Roverella | ![]() |
|
Farnia | ![]() |
|
Cerro | ![]() |
|
Carpino nero | ![]() |
Tartufaie urbane e il tartufo di città
Un’altra cosa che in pochi sanno del tartufo è che, per quanto il suo sviluppo sia difficile e delicato, capita che cresca nel posto meno sospettabile, in centro città. Solitamente nei giardini pubblici, parchi e aiuole, ma non è impossibile che crescano sotto muretti o marciapiedi.
Alba in particolare può vantare diverse tartufaie “urbane”, che si nascondono sotto gli occhi di tutti tra le vie del centro.
Questa strana situazione è dovuta al fatto che, nel terreno dei centri abitati, calcinacci ricchi di carbonato si mescolino al suolo, dissolvendosi lentamente e liberando alti contenuti di calcio, che come abbiamo visto precedentemente è il compagno numero uno del tartufo.
Conclusione
Impegnarsi collettivamente e singolarmente nella protezione della fauna, dare visibilità ai reati contro essa (per esempio il bracconaggio e il commercio illegale di animali e piante), implementare azioni per debellarli e aumentare la consapevolezza delle persone della moltitudine di benefici che la conservazione della natura offre alla nostra specie è di fondamentale importanza.
0 commenti